giovedì 4 novembre 2010

Alle prime luci dell' alba di un giorno di qualche anno fa..

 - Tamarindo Rivermouth, CR 2005 -

“Il surf a me ha cambiato la vita..
a te cosa ha cambiato?
Forse il look di una stagione..”


Parafrasando una pubblicità vista di recente su mtv..


Più passano gli anni, più passano le onde che si infrangono sulla battigia, mi accorgo sempre più di come questo “sport” sia ormai diventato di moda.
E non perché ormai te lo sbattono in prima pagina per tutto, dalla pubblicità di un dentifricio a quella di un detersivo.
O perché in ogni telefilm o film che tratti di mare, uno sparuto gruppetto di “surfisti” fa la sua apparizione solo per rafforzare di più l’ idea di essere al mare. Poco importa che nell’ inquadratura successiva il mare tanto agognato, quel grande fratello blu, ci appaia come un ‘ enorme distesa azzurra. Senza la benché minima presenza di movimento sulla sua superficie. Come d'altronde si rivela essere per la maggior parte dei giorni dell’ anno.

Solo una smisurata pazienza, anche questa sintomo di quell’ amor profondo che ognuno di noi prova anche solo inconsciamente, unita ad una buona dose di buona fortuna, potrà far incontrare nuovamente quel pittore un po’ naif, armato della sua tavola bianca per pennello, e la sua tela immacolata, quella lunga parete vuota di un’ onda che si srotola libera verso l’ arenile.

Ma da qualche tempo a questa parte non è più così.

La spiaggia, quel luogo sacro attorno al quale sono dipese molte delle mie scelte di vita, è mutata, è cambiata, è definitivamente cambiata. Quella stessa spiaggia, così lontana dalla classica concezione di stabilimento balneare, quella stessa spiaggia che impassibile ha visto camminare sulla riva migliaia di persone diverse, di razza diversa, di religione diversa, non è più così come l’ ho conosciuta.
Purtroppo è stata invasa da orde di barbari invasori. Spinti solo dalla moda imposta dal life-style del momento. Fino a qualche anno fa noi surfisti ci conoscevamo quasi tutti di persona; poi, col passar del tempo, passeggiando tranquillamente sulla spiaggia o per le vie del centro, ci riconoscevamo per il modo di vestire.
Quelle poche volte che rimango in città e mi guardo intorno, scopro che ormai un capo di abbigliamento surf lo si può trovare dove meno lo si aspetta. E’ la legge del mercato: battere il ferro finchè rimane caldo.
Poco importa se quel romanticismo che si aveva giocando col grande fratello blu, lentamente svanisce. Poco importa se ormai in acqua si rischia di farsi male. E questo non perché le condizioni siano proibitive. Piuttosto perché una quantità ormai incontrollabile di surfisti fai-da-te, ignoranti di quelle poche regole non scritte che sono alla base del rispetto reciproco, pretende di remare su ogni onda indiscriminatamente.
Quante volte è capitato di parlare in spiaggia con dei novelli pro-surfer, aver sentito parlare di manovre da nomi altisonanti chiuse quasi sempre, di posti esotici e nascosti ai più, di onde cattive, veloci e potenti surfate in maniera radicale. Salvo poi trovarsi di fronte alla tavola lasciata senza controllo dal Barney di turno, che annaspa in un classico metrino floscio italiano?

Sono anche questi tempi che cambiano?
Dov’è finito il rispetto?
Il rispetto per le persone ancora prima di quello per il mare?

Una mattina troppo presto per quasi tutti sono uscito da solo in mare. Sono stato catturato come non succedeva da tempo dallo spettacolo che si presentava davanti ai miei occhi. Sequenze di onde a tre o quattro. Rese ancora più affascinanti dalle prime luci dell’ alba. Il silenzio della spiaggia rotto solamente dal fragore di un’ onda che rompeva. E quella stanca e lenta barra che avanzava verso riva. Salvo poi innalzarsi sempre più, finchè dalla sommità non cominciava a franare una piccola schiuma bianca. Prima che il lento movimento non cambiasse ritmo e velocità. Risucchiando acqua dal davanti, irripidendo la parete.
Mi sono messo di fianco al picco e tutti i pensieri mi sono scivolati di dosso. Non ho idea di quanto tempo sia passato prima di prendere un’ onda. Ero affascinato, ipnotizzato.

E mi sono chiesto quanto potesse durare ancora questo idillio.

E anche quante persone avessero provato prima di me queste sensazioni.
Sicuramente tante.
Sicuramente non tutte.
Sicuramente il mare rimarrà sempre lì.

Impassibile.

Incurante se sopra di una sua onda ci sia un surfista, un poser o un gabbiano..

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